Mt 25, 14-30 (Parabola dei talenti)
Sabato 12 Maggio 2007
Avverà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impegnarli e ne guadagnò altri... Leggi tutto...
Mt 25, 1-13 (Le vergini savie e le stolte)
Sabato 12 Maggio 2007
Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi.... Leggi tutto...
Mt 22, 2-14 (Le nozze regali)
Sabato 12 Maggio 2007
"Il regno dei cieli é simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono... Leggi tutto...
Mt 20, 1-16 (Parabola degli operai)
Sabato 12 Maggio 2007
"Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e... Leggi tutto...
Mt 19, 16-26 (Il giovane ricco)
Sabato 12 Maggio 2007
Ed ecco un tale gli si avvicinò egli disse: "Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?". Egli rispose: "Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti". Ed egli chiese:... Leggi tutto...
Dipendere
Domenica 30 Maggio 2010
Se dipendi da qualcosa, preoccupati. Parlo di quella dipendenza, che annebbia la vista e opprime la coscienza. Anche se “dipendi” da una persona, non stare tranquillo. Tu, infatti, sei chiamato ad essere di Dio, non di qualcun altro. In qualsiasi condizione il Signore ti ha chiamato a... Leggi tutto...
Gioia
Sabato 22 Maggio 2010
Gioire per i successi degli altri. Ti sei mai chiesto perché ti è tanto difficile? Sai che dentro di te è ben radicata la superbia e che non ti basterà tutta la vita per eliminarla? Non ti arrendere, però. Fa’ qualcosa per arginarla. Va’ controcorrente.
Pignoleria
Domenica 16 Maggio 2010
Non essere pignolo! Può capitare che tu incontri uno  che lo è più di te. E allora, saranno scintille, che  potrebbero causare  un incendio. Con il pericolo di mandare in fumo anche le amicizie.
Pretesa
Giovedì 13 Maggio 2010
Quando chiedi qualcosa al Signore, fallo con grande fiducia e anche con insistenza. Non pretendere, però, nulla da lui. Affidati pienamente alla sua volontà. Egli ti conosce benissimo, sa qual è il tuo vero bene e non ti farà mancare il suo aiuto e la sua protezione.
Lodare
Domenica 25 Aprile 2010
Chi  ti ha lodato, non  ha lodato te, ma il Signore che di te si è servito, per dare un po’ di speranza. Convinciti d’essere solo uno strumento nelle sue mani. Un povero, debole, imperfetto strumento di bene. Anche tu esprimi, allora, la lode. Anzitutto al Signore. E poi... Leggi tutto...
La Sacra Scrittura deve usare metafore? E-mail

Motivi contrari

Sembra che la sacra Scrittura non debba far uso di metafore, ciò perché:

1. Non è conveniente che una scienza che occupa il vertice del sapere - come s'è visto - se­gua dei modi di esprimersi che sono propri delle discipline inferiori. In effetti, l'uso abituale di metafore e di similitudini è proprio della poesia che è l'ultima arrivata nel rango delle discipline.

2. Tale dottrina è destinata a manifestare la verità, tanto che a coloro che la coltivano viene promesso un premio: «Quelli che mi mettono in luce, avranno la vita eterna». Ora le metafore occultano piuttosto la verità.

3. Quanto più una creatura è sublime, tanto più acquisisce divina somiglianza. Se proprio si vuole che alcune creature divengano simboli della realtà divina, è necessario che si scelgano quelle più eccelse e non quelle più basse, come spesso invece si trova nella Bibbia.

Motivo a favore

Dice il profeta Osea: «Sono io che ho molti­plicato le visioni e per mezzo dei profeti ho parlato in parabole». Ora presentare la verità con parabole vuol dire proprio usare metafore. Perciò tale uso si addice alla Bibbia.

Risposta conclusiva

Conviene certamente che la Bibbia ci pre­senti le cose divine e spirituali sotto la figura di cose corporee. Dio, infatti, provvede a tutti gli esseri in modo conforme alla loro natura. Ora è naturale per l'uomo elevarsi alla realtà intelligibi­le attraverso le cose sensibili, perché ogni nostra conoscenza ha inizio dai sensi. Perciò conviene che nella Bibbia le cose spirituali ci vengano pre­sentate sotto forma di immagini corporee. E ciò che dice Dionigi: «Il raggio divino non può splendere su di noi se non attraverso la varietà dei santi veli».

Inoltre, poiché secondo l'affermazione di san Paolo («Io sono debitore ai sapienti e ai non sapienti») la Bibbia è destinata a tutti, è conve­niente che essa presenti le cose spirituali sotto immagini corporee per essere compresa, così, an­che dalle persone più semplici, che non sono abi­tuate a comprendere le cose intelligibili così co­me sono in se stesse.

Risposta ai motivi contrari

1. Il poeta usa metafore per il gusto di co­struire immagini, sapendo che l'immagine delle cose è naturalmente gradita all'uomo. La Bibbia, invece, fa uso di metafore per utilità, perché ciò è necessario al suo scopo.

2. Il raggio della divina rivelazione non ri­mane distrutto - come nota lo stesso Dionigi - sotto il velo delle figure sensibili, ma rimane in­tatto nella sua verità. Esso non permette che le menti, alle quali è stata fatta la rivelazione, si ar­restino all'immagine, ma le eleva alla conoscenza delle cose intelligibili. E fa che, per mezzo di co­loro che hanno avuto direttamente la rivelazione, anche gli altri si istruiscano su tali cose. Avviene così che quanto in un luogo della Bibbia è inse­gnato sotto forma di metafora, in altri luoghi è formulato in maniera esplicita. Del resto la stessa oscurità propria delle figure è utile sia per l'eser­cizio degli studiosi, sia per sottrarre i misteri alle irrisioni degli infedeli, a proposito dei quali è detto nel vangelo: «Non vogliate gettare ai cani le cose sante».

3. Con Dionigi bisogna riconoscere che è più conveniente che le cose spirituali vengano presentate nella Bibbia sotto l'immagine di cose abituali e familiari anziché di nobili realtà della natura. E ciò per tre ragioni. Anzitutto, si elimi­na così il rischio di errore. Appare chiaro, infatti, che tali simboli non si applicano alle cose divine in senso proprio, il che potrebbe esser pensato qua­lora le cose di Dio fossero presentate sotto la figu­ra di corpi superiori, specialmente da parte di chi non riesce a immaginare qualcosa di più nobile dei corpi. In secondo luogo, perché tale modo di pro­cedere è più conforme alla conoscenza di Dio che abbiamo in questa vita. Di Dio, infatti, noi sappia­mo più quello che non è, che quello che è. Perciò le figure delle cose che sono più distanti da lui ci fanno intendere meglio che Dio è al di sopra di quanto noi possiamo dire o pensare di lui. In terzo luogo, perché in tal modo le cose divine sono me­glio nascoste a chi non ne è degno.

 
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Antonio Rosmini - dalla condanna alla beatificazione
Giovedì 28 Febbraio 2008
Il 18 novembre, officiata dal card. José Saraiva Martins, in rappresentanza del Papa, si è svolta a Novara la beatificazione dell’abate Antonio Rosmini, alla presenza di tutti i Vescovi del Piemonte e di circa 10.000 persone, in base alle nuove norme volute dal papa Benedetto XVI, che demanda le cerimonie alle Diocesi che hanno promosso le cause di canonizzazione.  Il Rosmini infatti era nato a Rovereto il 24 marzo del 1797 (ora Trento ma all’epoca sotto il... Leggi tutto...
   
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