| Capitolo 54 |
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Le opposte tendenze della natura e della Grazia Figliuolo, osserva attentamente i movimenti della natura e della grazia, perchè procedono in senso opposto e sono appena percettibili, tanto che a stento anche l'uomo spirituale e interiormente illuminato riescie a distinguerli. Senza dubbio tutti desiderano il bene e pretendono che qualche cosa di buono vi sia nelle loro parole e nei loro atti; per cui molti, sotto l'apparenza del bene s'ingannano. La natura è scaltra: essa attrae molti, li avvolge nei suoi lacci coll'inganno, sempre avendo per fine se stessa. Invece la grazia cammina con semplicità, schiva di ogni apparenza di male, senza tendere insidie e sempre operando con pura intenzione per amore di Dio nel quale si riposa come nel suo ultimo fine. La natura non vuol saperne di morire, di essere oppressa, sopraffatta, soggetta, nè di sottoporsi spontaneamente. Invece la grazia si dà alla mortificazione, resiste alla sensualità, cerca la servitù, desidera d'esser vinto e non vuol far uso della propria libertà; ama d'esser tenuta sotto disciplina, e non ha desiderio alcuno di dominare altri, ma vuol vivere, stare ed essere sempre soggetta a Dio, ed è pronta a sottomettersi umilmente per amor di Dio ad ogni umana creatura. La natura s'affatica per il proprio interesse e bada solo al proprio guadagno anche a spese altrui. Invece la grazia ha di mira più che il proprio utile ed il proprio interesse, quello che può essere vantaggioso a molti. La natura accetta volentieri onore e ossequio; la grazia invece attribuisce fedelmente a Dio ogni onore e gloria. La natura teme la confusione e il disprezzo. La grazia invece gode di poter soffrire ingiurie per il nome di Gesù. La natura ama l'ozio e la quiete del corpo. Invece la grazia non può star senza far niente e volentieri s'addossa la fatica. La natura cerca cose rare e leggiadre, chè quelle vili e grossolane le ripugnano. La grazia invece si diletta delle cose semplici e umili, non disprezza quelle rudi e non ha vergogna di indossare abiti usati. La natura avendo di mira i beni temporali, si rallegra dei guadagni terreni e si rattrista delle perdite, mentre si irrita per una sola parola lievemente ingiuriosa. La grazia invece tende ai beni eterni senza attaccarsi a quelli temporali, la cui perdita non la può turbare, e non s'irrita per le parole dure, perchè ha riposto il suo tesoro e il suo gaudio in cielo dove nulla perisce. La natura è avida, preferisce ricevere che dare ed è attaccata alla sua proprietà con esclusivismo assoluto. Invece la grazia, pietosa, mette a disposizione degli altri quello che possiede, nulla riserbando di particolare per sè, si contenta di poco e prova maggior soddisfazione nel dare che nel ricevere. La natura ci fa tendere verso le creature, verso la nostra carne, la vanità e la dissipazione. La grazia invece ci attrae a Dio ed alle virtù, rinuncia alle creature, fugge il mondo, odia i desideri della carne, mette un freno al divagare e arrosisce di far mostra di se in pubblico. La natura si prende volentieri qualche godimento esteriore per soddisfare i sensi. Invece la grazia cerca di consolarsi in Dio solo, di dilettarsi nel sommo bene più che in tutti i beni visibili. La natura fa tutto per guadagno e interesse egoistico e, incapace di far qualcosa gratuitamente, spera sempre per il bene che fa di ricevere il relativo contraccambio, anzi qualcosa di più, oppure lodi o favori, lieta che si faccia gran conto delle sue opere e dei suoi doni. Invece la grazia non cerca nulla di temporale, e non domanda altra ricompensa che Dio; e dei beni temporali necessari alla vita presente non ne desidera più di quanto è puramente indispensabile al raggiungimento del bene eterno. La natura gode di avere molte strette amicizie, si vanta della propria elevata condizione sociale e nobiltà di stirpe, è compiacente verso i potenti, adula i ricchi, approva chi gli è simile. La grazia invece ama amche i nemici e non si insuperbisce per quanti amici abbia; non fa alcun conto della propria condizione sociale nè della nobiltà dei suoi natali, a meno che non trovi in esse stimolo a maggiore virtù; favorisce più il povero che il ricco; prova più compassione per l'innocente che per il potente; si trova a suo agio con chi è sincero e non con chi è bugiardo, ed esorta sempre i buoni ad aspirare a grazie maggiori e a rendersi simili al Figlio di Dio con le virtù. La natura subito si lamenta se qualcosa le manca o le dà noia. La grazia sopporta la povertà senza lamentarsi. La natura fa consistere tutto in sè, lottando a fatti e a parole per difendere i propri interessi. La grazia invece riferisce tutte le cose a Dio, come al primo principio da cui derivano; non si attribuisce alcun bene e non presume con arroganza; non entra in discussioni nè preferisce il proprio parere all'altrui, ma in ogni suo pensiero e giudizio si rimette alla sapienza eterna e al divino giudizio. La natura desidera conoscere segreti e udire novità; vuol far bella mostra di sè ed esperimentare sempre nuove sensazioni; desidera di esser conosciuta e di fare ciò che le procura lode ed ammirazione. Invece la grazia non si cura di sapere nè le novità nè le curiosità, sapendo che tutte queste son sorte dalla corruzione di cose invecchiate, poichè sulla terra nulla c'è di nuovo nè di duraturo. Perciò insegna a frenare i sensi, ad evitare la vana compiacenza e l'ostentazione, a nascondere con umiltà ciò che realmente merita lode e ammirazione ed a cercare in tutte le cose e in tutte le scienze quel che vi può essere di utile per il rporpio miglioramento, la gloria e l'onore di Dio. Non vuol che si parli nè di lei nè di quanto la riguarda, ma desidera che Dio sia benedetto nei suoi doni, perchè e lui che tutto ci dona con pura carità. Questa grazia è un lume soprannaturale, dono speciale di Dio; è il vero distintivo dei predestinati, pegno della salvezza eterna. E' essa che stacca l'uomo dalle cose terrene e lo solleva ad amare quelle celesti e da carnale lo muta in spirituale. Perciò quanto più si reprime e vince la natura, tanto maggiore è la grazia che viene infusa; e ogni giorno, con le visite che continuamente si ripetono, l'uomo interiore si rinnova modellandosi sull'immagine di Dio.
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![]() Mercoledì 27 Giugno 2007 Non molti sanno che Pier Giorgio Frassati (Torino 1901-1925), beatificato da papa Giovanni Paolo II il 20 maggio del 1990, è stato nominato patrono delle Confraternite. LArcivescovo metropolita di Benevento, mons. Andrea Magione, così lo ha ricordato: è per me motivo di grande gioia accogliere, per la prima volta e salutare affettuosamente tutte le Confraternite della Metropolia Beneventana, nella felice ricorrenza del XVI Anniversario della Beatificazione di Pier Giorgio Frassati,... Leggi tutto... |
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