XIII Domenica del Tempo Ordinario
Lunedì 28 Giugno 2010
Vangelo di Luca 9, 51 - 62    Commento a cura di don Sergio Andreoli   La voglia di vendicarci, quando qualcosa di storto ci capita, per colpa di qualcuno, emerge forte e prepotente, dal fondo tenebroso di ciascuno di noi.   Ed è tale, che si desidererebbe che fosse immediata, improvvisa,... Leggi tutto...
XII Domenica del Tempo Ordinario
Lunedì 21 Giugno 2010
Vangelo di Luca 9, 18 - 24    Commento a cura di don Sergio Andreoli   Stiamo cercando di salvare la vita, cioè tenerla per noi, proteggerla dalle invocazioni di aiuto degli altri, dalle esigenza dell'amore verso tutti, anche verso chi ci ha offeso? Oppure la stiamo spendendo, perdendo,... Leggi tutto...
XI Domenica del Tempo Ordinario
Domenica 13 Giugno 2010
Vangelo secondo Luca 7, 36 - 8, 3   Commento a cura di don Sergio Andreoli   Il pentimento della donna  era sincero. La sua volontà di dare alla propria vita un nuovo indirizzo, era solida. Il suo amore per Gesù era grande. Un esempio per noi tutti. Una speranza per ogni donna e ogni... Leggi tutto...
Corpus Domini
Domenica 06 Giugno 2010
Vangelo secondo Luca 9, 11 - 17 Commento a cura di don Sergio Andreoli   Gesù ha fatto un grande miracolo, non solo sfamando la folla, ma anche e soprattutto istituendo il Sacramento dell'Eucaristia. Grazie ad esso, anche noi, come i suoi amici nell'ultima Cena, possiamo ricevere il suo... Leggi tutto...
Santissima Trinità
Domenica 30 Maggio 2010
Vangelo secondo Giovanni 16, 12 – 15   Commento a cura di don Sergio Andreoli   Il Figlio di Dio, seconda Persona della Santissima Trinità, si è fatto Uomo per la nostra salvezza. Egli ci parla dello Spirito Santo, Terza Persona della Santissima Trinità, e del Padre, Prima Persona. ... Leggi tutto...
Richiesta di preghiere per i "Ragazzi di strada"
Lunedì 14 Gennaio 2008
Ciao a tutti! Sono un sacerdote italiano che opera in Moldavia con i "ragazzi di strada", chiedo molte preghiere per la nostra opera, perchè tutto scorra all'ombra della volontà di Dio e dell'umiltà della Vergine Maria. Grazie. Don Cesare (fondazione@reginapacis.org)... Leggi tutto...
Maria di Nazareth
Sabato 16 Giugno 2007
Maria di Nazareth, dolcissima Madre nostra, donaci la sublime carità che animò la tua vita terrena.   Cammina ogni giorno con noi e ricordaci di pensare alle cose celesti affinchè col tuo aiuto riscopriamo la nostra vera natura di figli di Dio.   Infondi in noi i tuoi pensieri,... Leggi tutto...
Ho sete di Dio
Sabato 16 Giugno 2007
Ho sete di Te, o Dio  Ho sete bruciante di te, mio Dio,  questa sete mi strugge,  questa sete mi sprofonda  negli ,oscuri abissi del mio nulla,  dove Tu rifulgi, o Dio!    Gesù mio, che ho io da darti?  Ho miseria, debolezza e peccati,  e questa grande sete di Te solo.  Non ho... Leggi tutto...
Come hai potuto amarmi tanto?
Sabato 16 Giugno 2007
Mio Signore e mio Dio  come hai potuto amarmi tanto?  Con quanta dolcezza ti rispecchi in me,  con quanta tenerezza mi fai innamorare!  Tu, così potente e così vulnerabile,  sei riuscito a commuovere il mio povero cuore.  Concedimi un'istante di eternità  per dirti solo "si"... Leggi tutto...
Preghiera
Sabato 16 Giugno 2007
Madre Santissima, intercedi presso Tuo Figlio affinchè io possa trovare la pace del cuore e insieme a me tutta la mia famiglia. Fa che riconosciamo in in Lui l'unico Pastore che ci guida nel cammino della vita e aiutami a fare sempre la Sua volontà e a non cadere nell' egoismo. Per... Leggi tutto...
Dio esiste? E-mail

Motivi contrari

Sembra che Dio non esista.

Infatti:

1. Di due cose opposte, se una è infinita, l'altra viene completamente annullata. Ma ciò che significa la parola Dio è, appunto, una realtà che è infinito bene. Pertanto, se Dio esistesse, non dovrebbe esserci più il male. Invece nel mondo c'è il male. Dunque Dio non esiste.

2. Ciò che può esser compiuto da un ristret­to numero di cause, non si vede perché debba venire compiuto da cause più numerose. Ora tut­ti i fenomeni osservati nel mondo possono venir realizzati da altre cause, nell'ipotesi che Dio non esista. In effetti i fenomeni naturali vengono ri­condotti, come a loro principio, alla natura, e tutto ciò che è di ordine spirituale viene ricon­dotto alla ragione e alla volontà umana, come a suo principio. Non c'è quindi alcuna necessità dell'esistenza di Dio.

Motivo a favore

Nel libro dell'Esodo viene detto da parte di Dio stesso: «Io sono colui che è».

Risposta conclusiva

L'esistenza di Dio si può provare per mezzo di cinque vie.

La prima via e la più evidente è quella che si desume dal divenire.

È infatti una cosa certa - tanto da essere constatabile dall'esperienza sensi­bile - che in questo mondo alcune realtà sono soggette al divenire. Ora tutto ciò che è in dive­nire diviene a partire da altro da sé. Infatti nulla è in divenire se non in quanto è in potenza ri­spetto all'ente che rappresenta il termine del suo divenire. Divenire, infatti, altro non è che passa­re dalla potenza all'atto. Ora nulla passa dalla potenza all'atto se non a causa di un ente che è già in atto. Per esempio, il fuoco - che è caldo in atto - rende caldo in atto il legno che, di per sé, è caldo solo in potenza. Scaldandolo, lo fa dive­nire caldo e lo modifica. Però non può avvenire che uno stesso ente sia in atto e in potenza con­temporaneamente e sotto lo stesso aspetto, ma solo secondo aspetti diversi. Infatti ciò che è cal­do in atto non può esserlo in potenza nello stesso tempo, ma sarà freddo in potenza. E perciò impossibile che una realtà - sotto un identico aspetto - sia insieme in divenire e anche si faccia divenire, o che sia soggetto attivo e passivo del proprio divenire. Dunque tutto ciò che è in dive­nire trova necessariamente in altro da sé il sog­getto che lo fa divenire. Se pertanto un ente, che determina il divenire di un altro, è anch'esso soggetto al divenire, bisogna che il suo divenire si attui grazie all'intervento di un altro ente e questo grazie all'intervento d'un terzo e così via. Ma non si può procedere all'infinito in tal modo, perché altrimenti non vi sarebbe un primo ente che fa divenire e, di conseguenza, nessun al­tro ente che fa divenire: in quanto gli enti inter­medi che fanno divenire non hanno la capacità di determinare il divenire, se non per il fatto di es­sere spinti essi stessi a divenire dal primo ente. Così, per esempio, un bastone mette in movimen­to, cioè fa divenire una cosa, solo in quanto è mosso dalla mano. Dunque è necessario arrivare a un primo ente che fa divenire tutti gli altri, senza divenire a sua volta. E tutti comprendono che tale ente è Dio".

La seconda via si basa sulla natura della cau­sa efficiente.

Troviamo infatti negli oggetti sensi­bili la presenza di un ordine di cause efficienti. Ma non si trova - anzi ciò è addirittura impossi­bile - che una realtà sia causa efficiente di se stessa. In tal caso, infatti, essa preesisterebbe a se stessa, Il che è del tutto assurdo. Ora non è possibile che, nell'ambito delle cause efficienti coordinate tra loro, si possa procedere all'infini­to. E ciò perché, in tutte le cause efficienti coor­dinate, la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima, sia nell'ipotesi che le cause intermedie siano molte, sia che si tratti di una sola. Ora, rimossa la causa, viene rimosso in­sieme anche l'effetto. Perciò se non vi fosse una prima causa nell'ambito delle cause efficienti, non vi sarebbe neppure l'ultima e l'intermedia. Ma se si procede all'infinito nell'ambito delle cause efficienti, non vi sarà una prima causa efficiente. Così non vi saranno più né l'effetto ultimo né le cause efficienti intermedie. Il che è evidente­mente falso. Perciò è necessario ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.

La terza via è presa dalla realtà contingente e dalla realtà necessaria.

Tra le diverse cose, noi ne troviamo alcune che possono essere e non es­sere. Infatti alcune cose nascono e alcune peri­scono, il che vuol dire che possono essere e non essere, ossia che sono contingenti. Ora è impos­sibile che le cose di tale natura siano sempre esi­stite e ciò perché una realtà che può non essere, un tempo non esisteva. Se tutte le realtà esistenti fossero tali da poter non essere, in un determina­to momento non sarebbe esistito nulla nel mon­do. Ma se ciò fosse vero, anche ora non vi sareb­be nulla, e questo perché ciò che non esiste non comincia ad esistere se non a causa d'una realtà già esistente. Se pertanto a un determinato mo­mento non fosse esistita alcuna realtà, sarebbe stato impossibile che qualche realtà cominciasse ad esistere. Così ora non esisterebbe niente. Ma ciò è evidentemente falso. Perciò non tutti gli enti sono contingenti. Bisogna che, nella realtà, ci sia qualcosa di necessario. Ora tutto ciò che è necessario, o ha la causa della propria necessità in altro essere, oppure no. D'altra parte, negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro ne­cessità, non si può procedere all'infinito, come non lo si può nelle cause efficienti, come si è provato. Dunque bisogna affermare l'esistenza di un ente che sia, di per se stesso, necessario e che non tragga da altri la propria necessità, ma che sia causa di necessità per tutti gli altri enti necessari. E questo tutti dicono Dio.

La quarta via si desume dai gradi di perfe­zione che si riscontrano nella realtà.

In questa, infatti, si riscontrano enti che possiedono un gra­do maggiore o minore di bontà, di verità, di no­biltà, e così via. Ma il grado maggiore o minore viene attribuito ai diversi enti in rapporto al diverso modo con cui essi si avvicinano a ciò che rappresenta il grado sommo di quella qualità. Così, ad esempio, più caldo è ciò che maggior­mente si avvicina al caldo in grado sommo. Vi è dunque qualcosa che è vero in grado sommo, così come è buono in maniera superlati­va e nobilissimo e - per conseguenza - ente som­mo. Infatti ciò che è vero in sommo grado è an­che ente in sommo grado, come viene affermato nel secondo libro della Metafisica. D'altra parte, ciò che è in grado sommo se­condo un determinato genere è causa di tutti gli enti che appartengono a quel genere. Così, ad esempio, il fuoco che è caldo in sommo grado è causa di tutti gli enti caldi, come si afferma nello stesso libro della Metafisica. Perciò esiste una realtà che è causa per tutti gli enti dell'essere, della bontà e di qualunque perfezione. E tale realtà noi la chiamiamo Dio.

La quinta via muove dall'ordine del mondo.

Vediamo infatti che alcuni enti - pur essendo privi di conoscenza, come sono i corpi fisici - operano per un fine. Ciò appare dal fatto che sempre, o almeno molto di frequente, si compor­tano in quel modo preciso che fa loro conseguire la piena realizzazione. È chiaro così che raggiun­gono il loro fine non per opera del caso, ma a causa d'una precisa determinazione. Ora ciò che è privo di conoscenza non tende al proprio fine se non perché è diretto da un en­te che possiede conoscenza e intelligenza: come, ad esempio, la freccia dall'arciere. Perciò esiste un ente intelligente dal quale gli enti della natu­ra vengono guidati al loro fine. E questo ente noi lo chiamiamo Dio.

Risposta ai motivi contrari

1. All'obiezione del male, sant'Agostino ri­sponde: «Dio, sommamente buono, non permet­terebbe che in alcun modo ci fosse del male nelle sue opere, se non fosse tanto potente e tanto buono da saper trarre il bene anche dal male».

È dunque alla stessa infinita bontà di Dio che si collega la sua permissione del male, unita alla sua volontà di trarne del bene.

2. Affermando Dio, non si intende negare le causalità naturali o libere. Ma poiché la natura non può agire in vista d'un fine determinato, se non sotto la direzione di qualche agente ad essa superiore, bisogna necessariamente attribuire a Dio, causa prima, ciò che realizza la natura. Allo stesso modo gli atti della volontà libera - senza cessare di appartenerle - devono essere ricondot­ti a una causa più elevata della ragione e della volontà umana, perché queste sono mutevoli e defettibili. Ora tutto ciò che è materiale e defet­tibile dev'essere ricondotto a una causa prima, immutabile e necessaria per se stessa, come ab­biamo dimostrato.

 
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"La Santa" di Moncalieri
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