| Dio esiste? |
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Motivi contrari Sembra che Dio non esista. Infatti: 1. Di due cose opposte, se una è infinita, l'altra viene completamente annullata. Ma ciò che significa la parola Dio è, appunto, una realtà che è infinito bene. Pertanto, se Dio esistesse, non dovrebbe esserci più il male. Invece nel mondo c'è il male. Dunque Dio non esiste. 2. Ciò che può esser compiuto da un ristretto numero di cause, non si vede perché debba venire compiuto da cause più numerose. Ora tutti i fenomeni osservati nel mondo possono venir realizzati da altre cause, nell'ipotesi che Dio non esista. In effetti i fenomeni naturali vengono ricondotti, come a loro principio, alla natura, e tutto ciò che è di ordine spirituale viene ricondotto alla ragione e alla volontà umana, come a suo principio. Non c'è quindi alcuna necessità dell'esistenza di Dio. Motivo a favore Nel libro dell'Esodo viene detto da parte di Dio stesso: «Io sono colui che è». Risposta conclusiva L'esistenza di Dio si può provare per mezzo di cinque vie. La prima via e la più evidente è quella che si desume dal divenire. È infatti una cosa certa - tanto da essere constatabile dall'esperienza sensibile - che in questo mondo alcune realtà sono soggette al divenire. Ora tutto ciò che è in divenire diviene a partire da altro da sé. Infatti nulla è in divenire se non in quanto è in potenza rispetto all'ente che rappresenta il termine del suo divenire. Divenire, infatti, altro non è che passare dalla potenza all'atto. Ora nulla passa dalla potenza all'atto se non a causa di un ente che è già in atto. Per esempio, il fuoco - che è caldo in atto - rende caldo in atto il legno che, di per sé, è caldo solo in potenza. Scaldandolo, lo fa divenire caldo e lo modifica. Però non può avvenire che uno stesso ente sia in atto e in potenza contemporaneamente e sotto lo stesso aspetto, ma solo secondo aspetti diversi. Infatti ciò che è caldo in atto non può esserlo in potenza nello stesso tempo, ma sarà freddo in potenza. E perciò impossibile che una realtà - sotto un identico aspetto - sia insieme in divenire e anche si faccia divenire, o che sia soggetto attivo e passivo del proprio divenire. Dunque tutto ciò che è in divenire trova necessariamente in altro da sé il soggetto che lo fa divenire. Se pertanto un ente, che determina il divenire di un altro, è anch'esso soggetto al divenire, bisogna che il suo divenire si attui grazie all'intervento di un altro ente e questo grazie all'intervento d'un terzo e così via. Ma non si può procedere all'infinito in tal modo, perché altrimenti non vi sarebbe un primo ente che fa divenire e, di conseguenza, nessun altro ente che fa divenire: in quanto gli enti intermedi che fanno divenire non hanno la capacità di determinare il divenire, se non per il fatto di essere spinti essi stessi a divenire dal primo ente. Così, per esempio, un bastone mette in movimento, cioè fa divenire una cosa, solo in quanto è mosso dalla mano. Dunque è necessario arrivare a un primo ente che fa divenire tutti gli altri, senza divenire a sua volta. E tutti comprendono che tale ente è Dio". La seconda via si basa sulla natura della causa efficiente. Troviamo infatti negli oggetti sensibili la presenza di un ordine di cause efficienti. Ma non si trova - anzi ciò è addirittura impossibile - che una realtà sia causa efficiente di se stessa. In tal caso, infatti, essa preesisterebbe a se stessa, Il che è del tutto assurdo. Ora non è possibile che, nell'ambito delle cause efficienti coordinate tra loro, si possa procedere all'infinito. E ciò perché, in tutte le cause efficienti coordinate, la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima, sia nell'ipotesi che le cause intermedie siano molte, sia che si tratti di una sola. Ora, rimossa la causa, viene rimosso insieme anche l'effetto. Perciò se non vi fosse una prima causa nell'ambito delle cause efficienti, non vi sarebbe neppure l'ultima e l'intermedia. Ma se si procede all'infinito nell'ambito delle cause efficienti, non vi sarà una prima causa efficiente. Così non vi saranno più né l'effetto ultimo né le cause efficienti intermedie. Il che è evidentemente falso. Perciò è necessario ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio. La terza via è presa dalla realtà contingente e dalla realtà necessaria. Tra le diverse cose, noi ne troviamo alcune che possono essere e non essere. Infatti alcune cose nascono e alcune periscono, il che vuol dire che possono essere e non essere, ossia che sono contingenti. Ora è impossibile che le cose di tale natura siano sempre esistite e ciò perché una realtà che può non essere, un tempo non esisteva. Se tutte le realtà esistenti fossero tali da poter non essere, in un determinato momento non sarebbe esistito nulla nel mondo. Ma se ciò fosse vero, anche ora non vi sarebbe nulla, e questo perché ciò che non esiste non comincia ad esistere se non a causa d'una realtà già esistente. Se pertanto a un determinato momento non fosse esistita alcuna realtà, sarebbe stato impossibile che qualche realtà cominciasse ad esistere. Così ora non esisterebbe niente. Ma ciò è evidentemente falso. Perciò non tutti gli enti sono contingenti. Bisogna che, nella realtà, ci sia qualcosa di necessario. Ora tutto ciò che è necessario, o ha la causa della propria necessità in altro essere, oppure no. D'altra parte, negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità, non si può procedere all'infinito, come non lo si può nelle cause efficienti, come si è provato. Dunque bisogna affermare l'esistenza di un ente che sia, di per se stesso, necessario e che non tragga da altri la propria necessità, ma che sia causa di necessità per tutti gli altri enti necessari. E questo tutti dicono Dio. La quarta via si desume dai gradi di perfezione che si riscontrano nella realtà. In questa, infatti, si riscontrano enti che possiedono un grado maggiore o minore di bontà, di verità, di nobiltà, e così via. Ma il grado maggiore o minore viene attribuito ai diversi enti in rapporto al diverso modo con cui essi si avvicinano a ciò che rappresenta il grado sommo di quella qualità. Così, ad esempio, più caldo è ciò che maggiormente si avvicina al caldo in grado sommo. Vi è dunque qualcosa che è vero in grado sommo, così come è buono in maniera superlativa e nobilissimo e - per conseguenza - ente sommo. Infatti ciò che è vero in sommo grado è anche ente in sommo grado, come viene affermato nel secondo libro della Metafisica. D'altra parte, ciò che è in grado sommo secondo un determinato genere è causa di tutti gli enti che appartengono a quel genere. Così, ad esempio, il fuoco che è caldo in sommo grado è causa di tutti gli enti caldi, come si afferma nello stesso libro della Metafisica. Perciò esiste una realtà che è causa per tutti gli enti dell'essere, della bontà e di qualunque perfezione. E tale realtà noi la chiamiamo Dio. La quinta via muove dall'ordine del mondo. Vediamo infatti che alcuni enti - pur essendo privi di conoscenza, come sono i corpi fisici - operano per un fine. Ciò appare dal fatto che sempre, o almeno molto di frequente, si comportano in quel modo preciso che fa loro conseguire la piena realizzazione. È chiaro così che raggiungono il loro fine non per opera del caso, ma a causa d'una precisa determinazione. Ora ciò che è privo di conoscenza non tende al proprio fine se non perché è diretto da un ente che possiede conoscenza e intelligenza: come, ad esempio, la freccia dall'arciere. Perciò esiste un ente intelligente dal quale gli enti della natura vengono guidati al loro fine. E questo ente noi lo chiamiamo Dio. Risposta ai motivi contrari 1. All'obiezione del male, sant'Agostino risponde: «Dio, sommamente buono, non permetterebbe che in alcun modo ci fosse del male nelle sue opere, se non fosse tanto potente e tanto buono da saper trarre il bene anche dal male». È dunque alla stessa infinita bontà di Dio che si collega la sua permissione del male, unita alla sua volontà di trarne del bene. 2. Affermando Dio, non si intende negare le causalità naturali o libere. Ma poiché la natura non può agire in vista d'un fine determinato, se non sotto la direzione di qualche agente ad essa superiore, bisogna necessariamente attribuire a Dio, causa prima, ciò che realizza la natura. Allo stesso modo gli atti della volontà libera - senza cessare di appartenerle - devono essere ricondotti a una causa più elevata della ragione e della volontà umana, perché queste sono mutevoli e defettibili. Ora tutto ciò che è materiale e defettibile dev'essere ricondotto a una causa prima, immutabile e necessaria per se stessa, come abbiamo dimostrato.
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![]() Lunedì 03 Marzo 2008 La Croce Rossa di Moncalieri ha festeggiato la trentennale presenza a servizio della città, promuovendo un bel annullo, che riproduce il Castello di Moncalieri, Questo Castello (che risale al 1220) fu residenza reale sabauda fino a Vittorio Emanuele II, ma visse prevalentemente sua figlia primogenita, la principessa Maria Clotilde di Savoia (1843-1911). Rimasta orfana giovane, assunse il ruolo di prima donna di corte... Leggi tutto... |
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